La proposta di  riforma della legge quadro che regolamenta il trasporto pubblico, sta suscitando non poche polemiche in merito ai  alle nuove regolamentazioni.Ma vediamo di chiarire meglio la situazione.I soggetti coinvolti in questa vicenda  sono tendenzialmente tre: i tassisti, gli Ncc (noleggio con conducente) e le app come Uber, esse hanno la capacità di  connettere direttamente gli utenti e i privati che mettono a disposizione la loro auto. Questo ovviamente va in contrasto con chi si occupa di trasporti come i tassisti che in Italia sono sottoposti a licenza obbligatoria.

La protesta

In molte città italiane negli ultimi tempi si stanno assistendo a proteste di una certa importanza.  Roma, Milano, Torino: un po’ ovunque la maggioranza di tassisti sono scesi in piazza organizzando scioperi e in alcuni casi cortei che hanno bloccato, oltre che il servizio, il traffico paralizzando insomma le città.

In teoria la differenza fra taxi e Ncc è regolamentata dalla legge 207 del 2008 che stabilisce alcune limitazioni per evitare la concorrenza sleale fra le due categorie. Gli Ncc, che non vengono considerati servizio pubblico, funzionano su prenotazione e non hanno gli stessi diritti e obblighi dei taxi, devono eper esempio  ottenere dal Comune l’autorizzazione a operare, devono possedere una rimessa per l’auto, devono tornarci ogni volta che terminano il servizio e non possono sostare nei posteggi riservati ai taxi. Inoltre secondo la legge 207, in caso di “sconfinamento” in un altro Comune i conducenti dovrebbero presentare un’autocertificazione preventiva.  Il problema è che la legge 207 non è mai entrata pienamente in vigore, perché è stata ripetutamente prorogata (l’ultima proroga in ordine di tempo scade il 31 dicembre). Questa situazione  ha scaturito molteplici proteste da parte dei tassisti che considerano questa situazione pura concorrenza sleale.

Un accordo possibile?

Tra Ncc e i tassisti si è pensato ad un accordo che in un primo momento poteva sembrare possibile e che poi invece si è rivelato molto complicato.

L’accordo si basa sul  principio della territorialità del servizio di Ncc, e da alle Regioni la possibilità di selezionare le autorizzazioni.  In breve concede più libertà agli Ncc spiana la strada alle app, che sono in grado, grazie alla loro potenza economica, di conquistare rapidamente il mercato.